martedì 29 marzo 2011

Kit di sopravvivenza contro i disastri nucleari

Da questo indirizzo e senza alterazioni un articolo sulle vere informazioni da tenere in considerazione in caso di Disastro Nucleare. A volte, anziché parlare tanto, si può vedere qualcosa di informazione concreta.
Grazie Antonia Bordignon per un'informazione di pubblica utilità come questa e che viene riportata senza modifiche a solo scopo di mantenere disponibile questa informazione.
Buona lettura.

Data: 29/03/2011
link originale: http://mobile.ilsole24ore.com/sole24orem/post/650?url=AalBpHHD

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Versione integrale del testo (che appare nella versione mobile del widget de Il Sole 24 Ore - su piattaforma Blackberry):
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Il disastro di Fukushima in Giappone ha innescato tra i sopravvissuti del terremoto e dello tsunami un nuovo problema: come proteggersi dalle contaminazioni radioattive. Presso la centrale di Fukushima sono stati registrati livelli di radiazioni molto pericolosi, i livelli sono in aumento anche a Tokyo, a 140 km a sud di Fukushima e ad un centinaio di km a nord, dove alloggiano le basi navali statunitensi. Con i venti potrebbero attraversare i continenti e raggiungere l'emisfero settentrinale del globo dove si riaffaccia alla memoria l'incubo di Chernobyl. Un evento che rievoca, per chi l'ha vissuto, spasmodica ricerca di informazioni per costruirsi un kit minimo di sopravvivenza . 


Come sfuggire quel nemico subdolo e implacabile che arriva all'improvviso, occupa tutto lo spazio, contamina la catena alimentare, sconvolge le categorie mentali creando una forma di claustrofobia a rovescio? Il consiglio generale è di non essere paranoici, ma neanche eccessivamente ottimisti. Al di là degli effetti immediati di una castrofe nucleare contro la quale il singolo cittadino è sostanzialmente impotente, quello che interessa, invece, è tentare di difendersi dagli effetti a lungo termine del fallout (ricaduta al suolo di materiale radioattivo). Navigando su Internet http://www.tecnologia-ambiente.it/disastro-fukushima-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sui-rischi-per-la-salute#comment-1710">alcuni siti spiegano che il vero problema del disastro nucleare di Fukushima è dato dagli effetti a lungo termine delle radiazioni, soprattutto se le perdite proseguono. Nel 1986, le radiazioni emesse dalla centrale di Chernobyl, hanno provocato un gran numero di casi di cancro alla tiroide e di leucemia. Nella zona della Bielorussia l'incidenza del cancro alla tiroide è aumentata di ben 100 volte. Che fare quindi? Profilassi con Ioduro di potassio La gente dovrebbe stare più lontano possibile dalle zone colpite, gli abitanti del posto che non possono spostarsi potrebbero tamponare le radiazioni assumendo delle compresse di ioduro di potassio che forniscono protezione alla tiroide che tende a fissare lo Iodio radioattivo 131. Una compressa agisce per 24 ore e risulta essere efficace se chi l'assume è stato esposto solo da poco tempo, è efficace se assunta fino a 3 o 4 ore dopo l'esposizione. I vestiti e una doccia La profilassi include la rimozione dei vestiti e una doccia per rimuovere la polvere radioattiva, purtroppo però, chi ha già assunto le radiazioni deve sperare che non causeranno troppi danni prima di essere rilasciate naturalmente dal loro corpo. 


Restare in casa ed indossare mascherine offre solo una protezione dalle grandi particelle di polvere radiattive, quindi si tratta di una copertura molto limitata, ma non è affatto una soluzione. Cibi e bevande Il materiale radioattivo è espresso nell'atmosfera sottoforma di minuscole goccioline di umidità. Queste possono essere inalate direttamente nei polmoni, o indirettamente: le particelle sono abbattute dalla pioggia e finiscono nel suolo o in mare e, infine, contaminano colture, la vita marina e anche l'acqua potabile. I cibi più a rischio sono il pesce e il latte. Il latte è particolarmente vulnerabile solo se le mucche pascolano sull'erba esposta alle radiazioni, ma considerato che gli allevamenti industriali tengono le mucche da latte chiuse in un box di pochi metri, sono rari gli allevatori naturali. Quanto durano le radiazioni? 


Tutto dipende dalle particelle radiaoattive liberate. 16 isotopi di azoto sono dissipati in pochi secondi, ma lo stronzio e il cesio, rilasciati quando ci sono danni al nucleo del reattore, possono restare attivi per anni. Il Cesio 137 (rischi di leucemie, cancro ai polmoni e allo stomaco) viene assorbito a livello intestinale in modo rapidissimo; la sua struttura chimica è molto somigliante a quella del potassio, e la maggiore concentrazione si avrà nel muscolo degli animali. Il tempo di dimezzamento fisico del cesio 137 è di circa 30 anni, ma il dimezzamento biologico (cioè il tempo in cui l'organismo ne elimina la metà) è di circa 110 giorni. Lo stronzio viene assorbito dall'organismo che lo fissa immediatamente nelle ossa e ci resta con un tempo di dimezzamento fisico di circa 28 anni. Lo stronzio si concentra anche nel latte degli animali, si dovrà porre quindi attenzione sia nel periodo immediato al latte e ai formaggi freschi, sia nei mesi o negli anni successivi ai formaggi stagionati , seguendo comunque con attenzione l'andamento della radioattività negli alimenti. 


Come si misurano le radiazioni? L'unità di misura per le dosi di radiazione è il Sieverts, o meglio, il millisievert - mSv, millesimi di Sievert. Per rendere meglio l'idea, una Tac produce una dose di circa 6,9 mSv. Picchi di radiazioni emesse dall'impianto di Fukushima hanno toccato i 400 mSv all'ora. Una dose massiccia che probabilmente aumenterà l'incidenza dei tumori almeno del 6%. Le procedure di sicurezza messe in atto da Giappone hanno limitato i 400mSv/h solo per poche ore, fin quando l'International Atomic Energy Agency ha dichiarato un livello di radiazioni pari a 11,9 mSv all'ora. Un livello di 11,9mSv/h, dovrebbe avere una portata inferiore ai 18 miglia. In Francia In Francia il ministro dell'Ambiente ha comunicato che le radiazioni di Fukushima potrebbero raggiungere l'occidente, ma senza alcun impatto sulla salute. Il Giappone è un arcipelago ed essendo circondata dall'acqua questa attutirebbe le conseguenze sugli altri paesi. Tuttavia, una grande esplosione potrebbe sprigionare delle polveri radioattive molto in alto e queste potrebbero essere trasportate dal vento attraverso l'oceano e diffondersi nei paesi vicini. Non più tardi dell'anno scorso, comunque, il governo del presidente Nicolas Sarkozy ha lanciato un sito internet in cui vengono descritti zona per zona tutti i rischi a cui sono esposti i cittadini francesi e cosa fare in caso di catastrofe nucleare. 


In Gran Bretagna Il quotidiano britannico Daily Telegraph sosteneva giovedì 17 marzo che le radiazioni provenienti dall'impianto nucleare colpito in Giappone, vengono già intercettate a centinaia di miglia di distanza e gli esperti dicono che potrebbero arrivare in Gran Bretagna tra un paio di settimane.. Ma che differenza di Chernobyl è molto improbabile che arrivino a livelli che abbiano seria influenza sulla salute ed il cibo. Delle stazioni di monitoraggio in Russia hanno già intercettato del cesio e iodio nella atmosfera e ci si attende che il fallout raggiunga gli Stati Uniti in un paio di giorni. Usando quindi dei precedenti modelli, questo significa che la Gran Bretagna raccogllierà le radiazioni tra un paio di settimane. Iodoprofilassi francese In questi giorni il portale interministeriale francese www.risques.gouv.fr affronta la questione Giappone e risponde in misura dettagliata a tutte le possibili domande sui rischi sanitari, iodoprofilassi e cosi via. Informa inoltre che in caso di incidenti in Francia ha già provveduto a distribuire le compresse di ioduro di potassio alla popolazione residente entro un raggio di 10 chilometri dai siti nucleari e che ha già predisposto una stock di 120 milioni di compresse in grado di proteggere tutta la popolazione francese. C'è anche una sezione con un vademecum per la sopravvivenza immediata con la voce «State pronti» e l'immagine di un zainetto della Croce Rossa: è il kit di prima risposta per sopravvivere. Il kit di prima risposta Le autorità francesi consigliano un kit mobile di prima risposta da tenere sempre pronto in caso di evacuazione così composto: acqua (sei litri per persona in piccole bottiglie; alimenti di emergenza che richiedono poca acqua, come barrette, frutta secca, conserve; utensili di base come un coltello tascabile multifunzione e un apribottiglie; una pila tascabile con pile di ricambio o pila a manovella; fiammiferi e accendino; radio con pile o batterie; valigetta di pronto soccorso con cerotti, alcol, paracetamolo, disinfettante intestinale, disinfettante per la mani, ecc; copia delle chiavi di casa e di quelle dell'auto. All'ultimo momento, prima dell'evacuazione, aggiungere telefono portatile, carta di credito e denaro, medicinali abituali. 


Ricordarsi di verificare periodicamente la data di scadenza dei cibi e dei medicinali per non trovarsi nel momento di necessità con un kit inutilizzabile . Se scoppia una centrale nucleare al confine con l'Italia? A differenza della Francia, le centrali nucleari in Italia non ci sono e non si sa neppure se ci saranno, ma esiste comunque un piano di emergenza in caso di incidente che serve un raggio di 200 km, ai confini nazionali. In questa fascia, infatti, sono attive ben tredici centrali nucleari site rispettivamente in Francia (sei), Svizzera (quattro), Germania (due) e Slovenia (una). Questo Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche messo a punto dal governo italiano fu predisposto subito dopo il disastro di Cernobyl, nel 1987 e poi aggiornato nel 2010, ipotizzando un incidente nucleare in una delle due centrali più vicine all'Italia: quella di Krsko in Slovenia e quella di St. Alban, in Francia. Il piano italiano Il piano italiano non contempla alcuna misura di prevenzione efficace, ma solo interventi successivi agli eventuali incidenti. Consiglia ad esempio di stare a casa con porte, finestre e sistemi di ventilazioni chiusi fino a un massimo di due giorni. Non garantisce nessuna efficace terapia di iodoprofilassi nelle aree più critiche che comprendono almeno sei regioni (Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto). Non parla di alcuna distribuzione preventiva alla popolazione a rischio, nè di programmi di stoccaggio. 


Parla poi dei rilievi radiometrici che verranno effettuati successivamente dall'Arpa competente per evitare l'assunzione di alimenti contaminati (carne, latte, vegetali). L'Ispra Ma tutti i cittadini dovrebbero già sapere cosa fare quando viene lanciato un allarme nucleare, a quali autorità rivolgersi per ricevere indicazioni e non certo mettersi a cercare i punti di distribuzione le pastiglie di ioduro di potassio esponendosi così (se non si hanno le speciali tute NBC) direttamente al fall out radioattivo. La iodoprofilassi come spiegano all'Ispra è una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide nei gruppi sensibili della popolazione purché venga attuata tempestivamente (da alcune ore fino ad un giorno prima dell'esposizione o al massimo entro le prime 6-8 ore dall'inizio dell'esposizione). Stiamo parlando quindi di tempi di reazione di ore e non di giorni. La corsa allo iodurio di potassio negli Usa Intanto si viene sapere che in seguito all'incidente in Giappone le riserve americane di pillole di ioduro di potassio sono state prese d'assalto: le persone si accalcano nei negozi in cerca di protezione da un possibile fallout nucleare. La Fleming Pharmaceuticals, quella che fa il ThyroShield, ioduro di potassio usato nelle emergenze nucleari, ha comunicato che prima del terremoto giapponese il governo federale aveva già immagazzinato milioni di dosi, in parte già scadute. Il Dipartimento dell'Illinois per la Salute Pubblica ha invitato alla cautela i residenti dello Stato, perché non prendano ioduro di potassio come medicina preventiva. Il kit di sopravvivenza in situazioni estreme Oltre al kit di prima risposta, come indicato nel sito del governo francese, c'è anche la possibilità di prepararsi un kit di sopravvivenza più complesso che può essere di aiuto in qualsiasi situazione, da quella più apocalittica di una esplosione nucleare, sino a quella più normale di un terremoto o un'alluvione. I cinque elementi essenziali per sopravvivere sono Acqua, Cibo, Medicine (sicuramente per chi soffre di malattie croniche e potenzialmente mortali), Luce e Calore, Informazioni. 


Ma prima di spendere un sacco di soldi in cose che non servono o che peggio, non serviranno mai, va ricordata la regola delle 5 P: Proper Planning Prevents Poor Performance (una Preparazione Appropriata Previene una Povera Prestazione). Almeno 72 ore di autosufficienza Le agenzie governative di tutto il mondo che si occupano di gestione delle emergenze e le organizzazioni no-profit come la Croce Rossa raccomandano una dotazione adeguata a garantire ai componenti della famiglia di essere autosufficienti, per almeno tre giorni. 


Come consiglia ad esempio il canadese Emergency Management Ontario . Nel kit ci sono torce elettriche e radio battery-free alimentate con generatori interni, respiratori antiparticolato, attrezzi specifici per liberare le vie di fuga, coperte isotermiche, cibo ed acqua ad elevato contenuto calorico e a lunga conservazione (minimo 5 anni) , prodotti per la protezione ed il riparo, per la ricerca ed il salvataggio, per il primo soccorso e per il mantenimento dell'igiene. 


Le guide in rete Normalmente quello del kit sopravvivenza è un argomento che interessa escursionisti, cacciatori, ricercatori o studiosi, militari o chiunque debba fronteggiare la scelta o la necessità di vivere in ambienti poco ordinari per un certo periodo di tempo. Nella quotidiana realtà familiare, domestica o urbana nella quale si trova a vivere la maggior parte di noi, tendiamo a rinchiuderci in una dimensione un po' ovattata con luce, acqua, gas, benzina, telefono, servizi garantiti. Dimenticandoci che potremmo essere scaraventati fuori di casa e cercare di sopravvivere. Ed ecco che arrivano le guide, come Survival Guide su iPhone, che da consigli per godersi la natura senza imprevisti con un'applicazione basata sull' U.S. Military Survival Manual FM 21-76 che, dice «potrebbe letteralmente salvarci la vita». Oppure il blog della sopravvivenza estrema.