Da: Il Sole 24 Ore - LINK
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Un piccolo omaggio ad un uomo che ha cambiato la nostra realtà e che lo farà ancora di più ora che non c'è fra di noi ma, invece, rimangono i suoi insegnamenti. Grazie Steve!
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«Cercate quello che amerete fare nella vita. Con pazienza. Lo riconoscerete a prima vista. Solo amando quello che fate, farete grandi cose». È un passaggio di quel rarissimo momento di autobiografia cheSteve Jobs ha voluto condividere, la lezione a Stanford nel 2005, divenuta uno dei video più commoventi e importanti che si possono trovare su YouTube.
Jobs racconta alcuni episodi fondamentali della sua vita, dall'abbandono dell'università all'espulsione dallaApple e all'esperienza del tumore al pancreas, senza nascondere le proprie debolezze, per evidenziare con sincerità che cosa quelle storie gli avevano insegnato. E alla fine, richiamandosi alle parole di uno dei suoi eroi giovanili, il creatore del Whole Earth Catalog, Stewart Brand, suggerisce ai ragazzi di coltivare la passione e l'ingenuità, la fame e la follia. Bello, umile, sincero: anche lui, Jobs, ha cercato quello che avrebbe amato fare della sua vita. L'ha cercato con fiducia. E quello che ha trovato l'ha vissuto con tutta la passione, il dolore, l'entusiasmo, l'ingenuità, la felicità che si dedica a una storia d'amore. È questa la chiave della sua storia. Lo si riconosce facilmente, ora che si è conclusa. Ma mentre si svolgeva, non era così semplice: perché non tutto è stato romantico.
scoprire quale fosse il trucco. C'è chi lo ha applaudito e c'è chi lo ha perseguitato.Chi era Steve Jobs? Lo hanno definito un genio, un tiranno, un leader carismatico. Ma più spesso, molto più spesso, lo hanno descritto come un mago. Perché per gli ammiratori è stato un creatore di realtà che nessuno aveva visto prima. E per i critici è stato un prestigiatore capace di tirare sempre fuori dal cilindro la sua nuova sorpresa. Già. Un visionario è una persona che pensa diversamente e che, dunque, suscita reazioni contrastanti: c'è chi crede che il suo sia stato un potere soprannaturale e c'è chi non ha mai cessato di tentare si Da questo punto di vista, per i maghi e i visionari, non è cambiato proprio tutto dai tempi di Giordano Bruno. Perché, in effetti, ci sono poche biografie di imprenditori segnate come quella di Jobs dalla sperticata affezione dei suoi seguaci e dalla violenta incomprensione degli scettici. Che gli è costata, nel 1985, l'espulsione dalla Apple, l'azienda che aveva fondato con Steve Wozniak e che aveva portato al successo. Visse in esilio una dozzina d'anni, trovando il tempo di fondare altre due aziende come Next e Pixar.
E solo quando la Apple arrivò sull'orlo del fallimento fu chiamato a rifondarla. Nel 1998, quando al MacWorld di San Francisco, dopo la presentazione dei nuovi prodotti, facendo simpaticamente finta di essersi ricordato all'ultimo momento di avere "ancora una cosa" da dire, annunciò "siamo in utile", fu un trionfo: ma non sarebbe stato lo stesso se per arrivarci non avesse dovuto attraversare un inferno. La dimostrazione di come un uomo potesse fare la differenza, in un'impresa, non sarebbe stata altrettanto chiara, se il suo amore per la Apple non avesse dovuto superare una prova tanto dura come l'esserne brutalmente respinto e allontanato. I momenti di trionfo sono stati tanti, da quel 1998, da aver riempito le cronache in ogni parte del mondo. La reinvenzione del business della musica, con l'accoppiata iTunes-iPod. La ridefinizione del telefono, con l'iPhone. L'apertura di una nuova dimensione della lettura e della fruizione dei contenuti digitali con l'iPad. La conquista dei vertici dell'imprenditorialità globale con il riconoscimento registrato a Wall Street, quando la Apple ha raggiunto la capitalizzazione di borsa più alta di tutta l'industria tecnologica.autore di una magnifica biografia professionale, non esita a definirlo "un artista". Ed è difficile non comprendere che in questa definizione c'è qualcosa di molto vero: guardando i suoi prodotti, gli ammiratori non vedono strumenti elettronici, ma rivelazioni, capaci di far scoprire nuovi mondi di senso, capaci di spostare il limite del possibile dal punto di vista tecnologico e nello stesso tempo di gratificare chi li usa in modo più estetico che funzionale.Ora tutti si chiedono come ci sia riuscito. E quale sia l'insegnamento che lascia alla comunità degli innovatori. Chi lo conosceva bene, come Jay Elliot, antico collaboratore di Jobs e Difficile dire se Jobs sarebbe stato d'accordo. Una carriera artistica, in senso stretto, non l'ha certo tentata. Ha amato la musica, ma non sembra che abbia pensato sul serio di diventare un musicista. Al massimo, da giovane, ha avuto una storia, dice qualcuno, con Joan Baez. Ha anche attraversato, come i Beatles che ascoltava a tutto volume, un periodo indiano: si è convertito al buddismo e ha provato una tensione tanto intensa per la religione da progettare di diventare monaco.non si è mai tirato indietro quando ha pensato che fosse giunto il momento di esprimere le critiche più feroci; ma nello stesso tempo è sempre stato un motivo di entusiasmo per i collaboratori: chi lo ammirava, in fondo, gli era grato di tanta attenzione.Certo, la fame e la follia, possono essere un connotato da artista. Ma lui l'ha proiettata sui suoi prodotti. Del suo Mac disse che era «irragionevolmente grande». Jobs non si è raccontato se non attraverso le sue opere, infondendo in esse la sua passione, la sua visione e la sua esperienza: come un artista, come un esaltato, come un creatore, senza alcuna distanza tra la sua vita e ciò che ne ha fatto.
Di certo, non basta a spiegare la sua storia. Bisogna pur dire che ci sono molti esaltati che non sono altrettanti Steve Jobs. Il suo valore si legge piuttosto nella sua vita di lavoro. Il suo segno distintivo è stata la tensione continua verso la realizzazione di prodotti eccellenti orientati a trovare e manifestare l'essenziale. Solo questa tensione spiega la sua maniacale attenzione per i dettagli. Ha sempre voluto conoscere tutti i particolari dei prodotti dell'azienda, come ricorda Elliot, e occuparsi di tutto. Il che ha sempre generato un certo timore in chi gli stava di volta in volta accanto, anche perché Jobs
E un fatto è certo, corroborato da decine di testimonianze: chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ha vissuto un'esperienza indimenticabile. Non ha mai smesso di interloquire con gli ingegneri sulle soluzioni tecniche, non ha mai cessato di mettere tutto se stesso nella scelta delle persone da assumere, ha sempre trovato il tempo per mandare una mail di complimenti per un lavoro ben fatto anche all'ultimo collaboratore. Scelse personalmente il marmo di un negozio Apple in California, mandandolo a comprare in Italia, e andò regolarmente a ispezionare lo stato di avanzamento dei lavori: quando si accorse che il marmo si sporcava in seguito al passaggio delle persone, ordinò di rifare il lavoro usando nuovi materiali per fissare il marmo, scelti in modo che non trattenessero la polvere. La sua leggenda era tale che bastò che girasse la voce secondo la quale la sua bibita preferita era il succo di frutta Odwalla per fare di quella marca un successo internazionale.prodotti, aveva trovato il modo di imbrogliare l'azienda e di sviluppare un team più o meno segreto con il quale avrebbe creato il Macintosh. E poi avrebbe causato danni enormi alle pur ricche casse della Apple imponendo ai progettisti di togliere la ventola per rendere silenzioso il Mac, pagando quest'idea con cinque mesi di ritardo nella produzione, e imponendo all'azienda di costruire una fabbrica per assemblare il prodotto: era tanto convinto che fosse unico e meraviglioso che non poteva lasciare ad altri il compito di costruirlo.Ma anche la cura dei dettagli non basta a spiegare Jobs. Quella sua rigorosa attenzione alla qualità dei suoi prodotti si tramutava in una sorta di senso morale molto personale che gli consentiva, contemporaneamente, di vivere disciplinatamente e di pensare contro le regole, o meglio, le abitudini. A cinquant'anni disse agli studenti di Stanford: «Siate autori della vostra vita, non lasciate che gli altri la scrivano per voi». A trent'anni governò il team che progettava il Macintosh con il motto: «non siete la marina, siete i pirati». A scuola era stato tanto ingovernabile da aver rischiato l'espulsione e in un'occasione addirittura la galera. Alla Apple, nei primi anni Ottanta, ai tempi dell'Apple II, escluso dalla progettazione dei
Aveva ragione sul fatto che il Mac avrebbe cambiato molto più che l'informatica, ma doveva ancora imparare quali regole invece non si possono ignorare. Al suo ritorno alla Apple, la sua conduzione sarebbe stata molto più consapevole. Ma lo spirito non era cambiato: si era semplicemente allargato dalla cura del prodotto, alla cura di tutta l'azienda.
Jobs non è stato un mago. Ha manifestato qualche analogia con un artista, ma non ha fatto arte. Ha accumulato una fortuna considerevole, ma non ha certo fatto l'imprenditore al solo scopo di arricchirsi. Ha avuto insuccessi importanti e significative sofferenze. Abbandonato dai suoi genitori biologici, Joanne Simpson e Abdulfattah Jandali, fu adottato da Paul Jobs e Clara Hagopian, il cui reddito non era tale da consentire loro di mantenerlo senza sacrifici all'università. Ma imparò a mettere insieme, come disse lui stesso, i puntini della sua vita, per comprendere che da ogni difficoltà si poteva uscire con più convinzione o consapevolezza. Certo, gli è andata bene.
Ma se l'è costruita, la vita. E la cifra fondamentale di quella vita, che alcuni hanno visto nel carisma, altri nella cura dei prodotti e dei clienti, è stata la ricerca, appassionata di qualcosa da amare. Lo ha trovato nella Apple e in quello che la Apple, con lui, poteva dare al mondo. Quel suo amore è stato contagioso. Per migliaia di collaboratori. E per centinaia di milioni di ammirati seguaci.
Scritto da: Luca DeBiase
Il Sole 24 Ore - mobile
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Un piccolo omaggio ad un uomo che ha cambiato la nostra realtà e che lo farà ancora di più ora che non c'è fra di noi ma, invece, rimangono i suoi insegnamenti. Grazie Steve!
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«Cercate quello che amerete fare nella vita. Con pazienza. Lo riconoscerete a prima vista. Solo amando quello che fate, farete grandi cose». È un passaggio di quel rarissimo momento di autobiografia che
Jobs racconta alcuni episodi fondamentali della sua vita, dall'abbandono dell'università all'espulsione dalla
scoprire quale fosse il trucco. C'è chi lo ha applaudito e c'è chi lo ha perseguitato.Chi era Steve Jobs? Lo hanno definito un genio, un tiranno, un leader carismatico. Ma più spesso, molto più spesso, lo hanno descritto come un mago. Perché per gli ammiratori è stato un creatore di realtà che nessuno aveva visto prima. E per i critici è stato un prestigiatore capace di tirare sempre fuori dal cilindro la sua nuova sorpresa. Già. Un visionario è una persona che pensa diversamente e che, dunque, suscita reazioni contrastanti: c'è chi crede che il suo sia stato un potere soprannaturale e c'è chi non ha mai cessato di tentare si Da questo punto di vista, per i maghi e i visionari, non è cambiato proprio tutto dai tempi di Giordano Bruno. Perché, in effetti, ci sono poche biografie di imprenditori segnate come quella di Jobs dalla sperticata affezione dei suoi seguaci e dalla violenta incomprensione degli scettici. Che gli è costata, nel 1985, l'espulsione dalla Apple, l'azienda che aveva fondato con Steve Wozniak e che aveva portato al successo. Visse in esilio una dozzina d'anni, trovando il tempo di fondare altre due aziende come Next e Pixar.
E solo quando la Apple arrivò sull'orlo del fallimento fu chiamato a rifondarla. Nel 1998, quando al MacWorld di San Francisco, dopo la presentazione dei nuovi prodotti, facendo simpaticamente finta di essersi ricordato all'ultimo momento di avere "ancora una cosa" da dire, annunciò "siamo in utile", fu un trionfo: ma non sarebbe stato lo stesso se per arrivarci non avesse dovuto attraversare un inferno. La dimostrazione di come un uomo potesse fare la differenza, in un'impresa, non sarebbe stata altrettanto chiara, se il suo amore per la Apple non avesse dovuto superare una prova tanto dura come l'esserne brutalmente respinto e allontanato. I momenti di trionfo sono stati tanti, da quel 1998, da aver riempito le cronache in ogni parte del mondo. La reinvenzione del business della musica, con l'accoppiata iTunes-iPod. La ridefinizione del telefono, con l'iPhone. L'apertura di una nuova dimensione della lettura e della fruizione dei contenuti digitali con l'iPad. La conquista dei vertici dell'imprenditorialità globale con il riconoscimento registrato a Wall Street, quando la Apple ha raggiunto la capitalizzazione di borsa più alta di tutta l'industria tecnologica.autore di una magnifica biografia professionale, non esita a definirlo "un artista". Ed è difficile non comprendere che in questa definizione c'è qualcosa di molto vero: guardando i suoi prodotti, gli ammiratori non vedono strumenti elettronici, ma rivelazioni, capaci di far scoprire nuovi mondi di senso, capaci di spostare il limite del possibile dal punto di vista tecnologico e nello stesso tempo di gratificare chi li usa in modo più estetico che funzionale.Ora tutti si chiedono come ci sia riuscito. E quale sia l'insegnamento che lascia alla comunità degli innovatori. Chi lo conosceva bene, come Jay Elliot, antico collaboratore di Jobs e Difficile dire se Jobs sarebbe stato d'accordo. Una carriera artistica, in senso stretto, non l'ha certo tentata. Ha amato la musica, ma non sembra che abbia pensato sul serio di diventare un musicista. Al massimo, da giovane, ha avuto una storia, dice qualcuno, con Joan Baez. Ha anche attraversato, come i Beatles che ascoltava a tutto volume, un periodo indiano: si è convertito al buddismo e ha provato una tensione tanto intensa per la religione da progettare di diventare monaco.non si è mai tirato indietro quando ha pensato che fosse giunto il momento di esprimere le critiche più feroci; ma nello stesso tempo è sempre stato un motivo di entusiasmo per i collaboratori: chi lo ammirava, in fondo, gli era grato di tanta attenzione.Certo, la fame e la follia, possono essere un connotato da artista. Ma lui l'ha proiettata sui suoi prodotti. Del suo Mac disse che era «irragionevolmente grande». Jobs non si è raccontato se non attraverso le sue opere, infondendo in esse la sua passione, la sua visione e la sua esperienza: come un artista, come un esaltato, come un creatore, senza alcuna distanza tra la sua vita e ciò che ne ha fatto.
Di certo, non basta a spiegare la sua storia. Bisogna pur dire che ci sono molti esaltati che non sono altrettanti Steve Jobs. Il suo valore si legge piuttosto nella sua vita di lavoro. Il suo segno distintivo è stata la tensione continua verso la realizzazione di prodotti eccellenti orientati a trovare e manifestare l'essenziale. Solo questa tensione spiega la sua maniacale attenzione per i dettagli. Ha sempre voluto conoscere tutti i particolari dei prodotti dell'azienda, come ricorda Elliot, e occuparsi di tutto. Il che ha sempre generato un certo timore in chi gli stava di volta in volta accanto, anche perché Jobs
E un fatto è certo, corroborato da decine di testimonianze: chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui ha vissuto un'esperienza indimenticabile. Non ha mai smesso di interloquire con gli ingegneri sulle soluzioni tecniche, non ha mai cessato di mettere tutto se stesso nella scelta delle persone da assumere, ha sempre trovato il tempo per mandare una mail di complimenti per un lavoro ben fatto anche all'ultimo collaboratore. Scelse personalmente il marmo di un negozio Apple in California, mandandolo a comprare in Italia, e andò regolarmente a ispezionare lo stato di avanzamento dei lavori: quando si accorse che il marmo si sporcava in seguito al passaggio delle persone, ordinò di rifare il lavoro usando nuovi materiali per fissare il marmo, scelti in modo che non trattenessero la polvere. La sua leggenda era tale che bastò che girasse la voce secondo la quale la sua bibita preferita era il succo di frutta Odwalla per fare di quella marca un successo internazionale.prodotti, aveva trovato il modo di imbrogliare l'azienda e di sviluppare un team più o meno segreto con il quale avrebbe creato il Macintosh. E poi avrebbe causato danni enormi alle pur ricche casse della Apple imponendo ai progettisti di togliere la ventola per rendere silenzioso il Mac, pagando quest'idea con cinque mesi di ritardo nella produzione, e imponendo all'azienda di costruire una fabbrica per assemblare il prodotto: era tanto convinto che fosse unico e meraviglioso che non poteva lasciare ad altri il compito di costruirlo.Ma anche la cura dei dettagli non basta a spiegare Jobs. Quella sua rigorosa attenzione alla qualità dei suoi prodotti si tramutava in una sorta di senso morale molto personale che gli consentiva, contemporaneamente, di vivere disciplinatamente e di pensare contro le regole, o meglio, le abitudini. A cinquant'anni disse agli studenti di Stanford: «Siate autori della vostra vita, non lasciate che gli altri la scrivano per voi». A trent'anni governò il team che progettava il Macintosh con il motto: «non siete la marina, siete i pirati». A scuola era stato tanto ingovernabile da aver rischiato l'espulsione e in un'occasione addirittura la galera. Alla Apple, nei primi anni Ottanta, ai tempi dell'Apple II, escluso dalla progettazione dei
Aveva ragione sul fatto che il Mac avrebbe cambiato molto più che l'informatica, ma doveva ancora imparare quali regole invece non si possono ignorare. Al suo ritorno alla Apple, la sua conduzione sarebbe stata molto più consapevole. Ma lo spirito non era cambiato: si era semplicemente allargato dalla cura del prodotto, alla cura di tutta l'azienda.
Jobs non è stato un mago. Ha manifestato qualche analogia con un artista, ma non ha fatto arte. Ha accumulato una fortuna considerevole, ma non ha certo fatto l'imprenditore al solo scopo di arricchirsi. Ha avuto insuccessi importanti e significative sofferenze. Abbandonato dai suoi genitori biologici, Joanne Simpson e Abdulfattah Jandali, fu adottato da Paul Jobs e Clara Hagopian, il cui reddito non era tale da consentire loro di mantenerlo senza sacrifici all'università. Ma imparò a mettere insieme, come disse lui stesso, i puntini della sua vita, per comprendere che da ogni difficoltà si poteva uscire con più convinzione o consapevolezza. Certo, gli è andata bene.
Ma se l'è costruita, la vita. E la cifra fondamentale di quella vita, che alcuni hanno visto nel carisma, altri nella cura dei prodotti e dei clienti, è stata la ricerca, appassionata di qualcosa da amare. Lo ha trovato nella Apple e in quello che la Apple, con lui, poteva dare al mondo. Quel suo amore è stato contagioso. Per migliaia di collaboratori. E per centinaia di milioni di ammirati seguaci.
Scritto da: Luca DeBiase
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